Recensione:

“Fear of a Blank Planet” dei Porcupine Tree da diverse settimane gira senza sosta nel lettore, e l’entusiasmo iniziale non si è spento: Le sei tracce sono perfezione pura dal sapore crimsoniano!
Questa è una band che ha rivitalizzato il panorama del Rock Psichedelico e Progressivo nei primi anni ’90, ha contribuito a fondere assieme fruitori di musica Prog e Heavy Metal a partire dalla pubblicazione di “In Absentia” (2002), fino a diventare una delle formazioni più prolifiche, più amate.
Wilson lo ha chiamato “Fear Of A Blank Planet”, riferendosi al suo rammarico per le nuove generazioni di ragazzi, a sua detta vuoti, senza stimoli, valori né sogni, figli della non cultura di MTV, assuefatti dalle dinamiche dei reality shows e ricurvi sulle piattaforme di gioco a sprecare la loro esistenza.
Steven Wilson e la sua congrega non potrebbero realizzare un brutto disco neppure volendo. “FOABP” prosegue sulla scia di “Deadwing.
L'infinitesimale cura del dettaglio agisce su due fronti, deliziando l'ascolto e raffreddando l'impatto con lo sguardo gelido del bambino ritratto sulla copertina. Un’alternanza di atmosfere tra l’oscuro-ghiacciato e il dolce-sognante ancorato alla loro tradizione acustica.
Come sottolineato dallo stesso Wilson “la lunghezza ridotta e l’assenza di pezzi dai toni commerciali quali “Shallow” e “Lazarus” del precedente “Deadwing”, vogliono rendere il disco più intenso, nella forma di un unico lungo ‘pezzo di musica’ trascinante in ciascuno dei suoi cinquanta minuti di durata. Tolti allora gli orpelli, resta la vera essenza dei Porcupine Tree di oggi, un connubio perfetto tra riff duri e chirurgici ed atmosfere da sogno, costantemente conditi dalle diavolerie elettroniche di Richard Barbieri, da un basso mai tanto distorto, da voci mai così effettate; Gavin Harrison, dal canto suo, dimostra con naturalezza impressionante di essere tra i batteristi migliori in circolazione.
Fear Of a Blank Planet si apre con la traccia omonima, una ripresa variata di Deadwing, che conserva il mood distintivo del full-lenght precedente. My Ashes è invece l’episodio più legato al tratto caratteristico dei Porcupine Tree acustici e malinconici. Anesthetize è il vero capolavoro, un connubio tra Dark, Progressive e sferzate Metal contemporanee, 18 minuti che stregheranno gli appassionati dei PP (ospite illustre Alex Lifeson dei Rush). Sentimental è straordinaria nella sua decadente malinconia; Way out There,  giusta dose di potenza, grande melodia e ottimi arrangiamenti, c'è anche Robert Fripp dei King Crimson a dare il suo contributo;  Sleep Together è straordinaria nella sua decadente malinconia.
E’ un signor album, molto al di sopra della media: una manciata di song memorabili!!
Da avere senza riserve.

Artista: PORCUPINE TREE
Album: Fear of a blank planet
Voto:
Brani preferiti:

Tutte imperdibili
ANESTHETIZE - la nostra 5 stelle !