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Recensione:
A soli 10 mesi dalla chiusura del tour che li ha portati on the road per tre anni, è uscito il terzo disco de Le Vibrazioni “Officine Meccaniche”. Già nel titolo una forte sottolineatura dell’intenso lavoro artigianale che ci sta sotto: ogni traccia è stata registrata su nastro, non c’è riadattamento digitale: l’effetto è di grande sonorità e dinamica. Dopo aver lasciato il manager che li seguiva da sempre hanno avuto dalla Sony un budget in appalto per fare il nuovo disco e si sono completamente autogestiti. Hanno così potuto realizzare un sogno che avevano da sempre, quello di esprimere la loro anima “vintage” non solo indossando pantaloni a zampa, ma registrando il disco come un tempo. Per questo motivo hanno chiamato la loro creazione col nome del luogo in cui è nata, come avevano fatto i Beatles con Abbey Road o Jimi Hendrix con Electric Ladyland. Officine Meccaniche di Mauro Pagani, è uno studio che ha visto grande movimento in passato, ci sono passati Battisti, Patty Pravo, gli Area, la PFM, e di recente i Muse. “Il primo singolo “Se” “è una canzone romantica ma anche ironica perché descrive un amore fatto di visioni che si scontrano coi problemi concreti di ogni giorno” A metà ascolto a bella sorpresa: “Introduzione ad uno stato di distacco dal reale”, pezzo strumentale pinkfloydiano che non a caso precede “Portami via”, “canzone molto onirica dedicata alla fantasia, alla voglia di fuggire dal reale”. Sono proprio i Pink Floyd a ricorrere di frequente in “Officine Meccaniche”! Un lavoro con influenze rock progressive (forse sono stati contagiati dalle atmosfere dello studio nel quale hanno registrato?) e quel tocco anni “60 e 70” che ha sempre distinto “Le Vibrazioni”. Non mancano nemmeno le atmosfere suadenti e morbide e, altra piccola sorpresa, in “Sai” notiamo un curioso ritmo disco della batteria e una chitarra funky inusuale. E’ un disco energico, ruvido che trasmette emozioni e…. Vibrazioni appunto!! |