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Recensione:
Amy Winehouse si conferma artista di grande spessore a dispetto della giovane età. Dopo la pubblicazione di Frank, avvenuta nel 2004, Amy è tornata con “Back to Black”. “Rehab”, il singolo, è travolgente e delizioso. Controcanti di sax tenore, un’atmosfera retrò molto ben ricostruita e la sua vocve black strepitosa!. Il titolo dell’album, d’altro canto, parla chiaro. “Back to Black” si avvale della sapiente produzione di Salaam Remi, già autore dell'amalgama di jazz, pop, soul e hip-hop che aveva fatto la fortuna del primo disco, e del geniale polistrumentista e Dj britannico Mark Ronson, che di recente ha prestato la sua arte a Christina Aguilera e Robbie Williams. Vengono prese in esame tutte le sfaccettature della vecchia scuola del Soul. Tutte le tracce puntano sull’aspetto orecchiabile dei grandi successi del passato radicati, volenti o nolenti, nella memoria di ognuno di noi. Dalle divagazioni blues-jazz di Me and Mr.Jones, con retrogusto di Esther Phillips, fino al semi-plagio dell’epoca d’oro delle Supremes , ed è proprio la title-track che ne riprende il glamour. con tanto di intermezzo western alla Ennio Morricone. Tears Dry On Their Own" è uno smaccato omaggio a “Ain’t No Mountain High Enough” di Marvin Gaye & Tammi Terrel, "Wake Up Alone" è un classicone sixties alla Otis Redding. Amy si diverte e ci diverte a evocare un'epoca, e lo fa senza impegno, senza cercare paragoni insensati, con rispetto e sfidando i suoi 'avversari' di classifica evitando l'elettronica e i groove preconfezionati di certo R'n'B moderno. "Back To Black" è solo il secondo passo, ma con una voce così, Amy Winehouse può davvero giocarsi la sua chance per diventare una delle soul star dei prossimi anni. Provate ad ascoltare questo album… impossibile rimanere indifferenti. |